Edoardo Nesi

"La mia ombra è tua"

21/02/2020 - 19:00
Teatro

Edoardo Nesi è uno scrittore dalla storia curiosa. Nasce industriale, dirige per 15 anni l’azienda tessile di famiglia nel distretto di Prato, ma poi è costretto a venderla nel 2004 a causa della crisi economico-finanziaria. E proprio questo ambiente, quello della fabbrica e del mondo industriale, sarà al centro di molti dei suoi romanzi, in primis quell’ “Età dell’oro” (finalista allo Strega) e “Storia della mia gente” (Premio Strega 2011, il racconto autobiografico di una città, Prato, che perde la sua identità, entra in crisi, si vende ai cinesi e diventa razzista) che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico e imposto come scrittore dalla lingua materica e cruda.

Ora arriva alla Fondazione fresco di un nuovo romanzo, uscito con La nave di Teseo: “La mia ombra è tua”. Ridotto all’osso, il romanzo è una storia on the road: un viaggio da Firenze a Milano su una jeep degli Anni Settanta, “l’ultimo grande motore americano a carburatori”, che avanza lentissima e divora cisterne di benzina. A bordo ci sono il Grande Scrittore Vittorio Vezzosi, scettico, disperato, ricchissimo grazie al successo internazionale del suo unico e antico I lupi dentro e pure, almeno sulle prime, decisamente stronzo, e il nuovo assistente ventiduenne, laureato di lettere antiche, Emiliano De Vito, ribattezzato Zapata: che quel libro non ha mai letto, né leggerà. Vanno alla Fiera per un evento dove si celebra e si santifica la nostalgia, una grande esposizione di oggetti anni Ottanta e Novanta. Per qualche ragione al momento poco chiara il Grande Autore di un Solo Libro ha deciso di interrompere il suo isolamento alla Salinger o alla Lonoff (lo scrittore fantasma di Philip Roth) e partecipare all’inaugurazione con un’attesissima “lectio magistralis”.

Tutto intorno infuria il web, fomentato dall’editore con la complicità semi-inconsapevole di Emiliano, che scatena una sorta di follia di massa. Tutti, anche i giovanissimi, stanno riscoprendo quell’antico romanzo, e diventano pazzi di entusiasmo, ammirazione, commozione indotta. “Il Vezzosi”, come ama denominarlo Nesi, sembra non accorgersi – sembra, ma non è detto che sia così – di questa assurda mercificazione, visto che si è tagliato fuori dal mondo; e coinvolge Zapata in quella che finirà per essere “una giornata perfetta”, abbondantemente intrisa di alcol e droga, per non parlare del rock d’epoca e di meravigliose canzoni.

Di fatto, il romanzo è anche e soprattutto, un’analisi del nostro paese, bloccato e imprigionato dalla nostalgia che si fa strumento di marketing, commerciale e politico, in mano ai demagoghi. Oggi l’Italia sembra essere diventata “il centro mondiale della nostalgia, il Paese dove si soffre di più a ricordare come si stava prima”. Bisogna liberarsene, ci dice Nesi. O almeno cercare di combatterla.

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