Kerin O’Keefe e Angelo Gaja

Lectio magistralis dal titolo: "Barolo e Barbaresco, il Re e la Regina del vino italiano".

13/04/2018 - 19:00
Teatro

Una giornalista enologica americana attenta e rigorosa, esperta di vini italiani e il più grande, di certo il più conosciuto e raffinato, produttore di Barbaresco al mondo. Insieme a parlare di questa coppia reale dei vini italiani: il Barolo e il Barberesco.

Kerin O'Keefe, da Boston, è una scrittrice e giornalista enologica statunitense. È Italian Editor di Wine Enthusiast dal maggio 2013, ma i suoi articoli appaiono anche su The World of Fine Wine dal 2005. Dal 2002 al 2013 ha scritto sul vino italiano per Decanter. È stata anche Contributing Editor per The Wine News dal 2003 al 2009. 
Il suo primo libro è stato pubblicato in italiano da Luigi Veronelli nel 2004: Franco Biondi Santi. Il gentleman del Brunello. Ha scritto la versione in inglese del libro nel 2005, Franco Biondi Santi. The Gentleman of Brunello, premiato con il Gourmand Wine Books Award. Ha vinto il Premio Consorzio Brunello di Montalcino nel 2008 per il suo articolo Brunello de-con-structed. Brunello di Montalcino - Understanding and Appreciating One of Italy's Greatest Wines (University of California Press) è stato pubblicato nel 2012. Il suo ultimo libro è Barolo and Barbaresco - The King and Queen of Italian Wine (University of California Press, 2014). L'Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba l'ha nominata Cavaliere Onorario. 

«Il Barbaresco aveva sempre brillato per i meno: meno corpo, meno profumo, meno alcol, minore produzione, minore longevità … rispetto al Barolo, il Re dei vini piemontesi. Ad appiccicargli addosso questa immagine erano stati i commercianti imbottigliatori, ai quali nella seconda metà del secolo scorso bastava ed avanzava di costruire un solo leader incontrastato del vino piemontese. Nel frattempo, beneficiando della forza dei meno, il Barbaresco è cresciuto, si è fatto astuto: imparando a restare nell’ombra, a succhiare la ruota del Re per tentare poi con uno scatto finale di bruciarlo sul filo di lana. Fantasie? A beneficiare del cambiamento climatico in atto potrebbe essere il Barbaresco assai più del Barolo. Ed aspirare a diventare il più elegante fra i grandi vini rossi italiani. Non occorre scomodare la Regina. La competizione con il Barolo sarà leale, pulita, e condotta senza la soggezione del passato. Gioverà all’immagine del Piemonte del vino. E si giocherà nel mondo, un palcoscenico che più affascinante non potrebbe essere.»
Angelo Gaja 

«Barolo e Barbaresco stanno vivendo i momenti più belli della loro storia. Entrambi figli del grande Nebbiolo - il vitigno più nobile Italiano e una delle varietà più importanti nel mondo - questi fuoriclasse non sono mai stati così ricercati dagli appassionati divino in tutto il mondo come oggi. Il Re Barolo ha fatto la storia e ha aperto la porta per la Regina, ma in termini di qualità e fascino, sono pari. Ed è ora di fare scomparire qualche leggenda sulla storia soprattutto del Barolo: non è stato il francese Louis Oudart che ha deciso per primo vinificarlo secco, ma un Italiano, il grande enologo Generale Paolo Francesco Staglieno. Dopo anni di sperimentazione in cantina, oggi la forza di tanti vignaioli e produttori in entrambe le denominazioni è in vigna, cercando di avere un equilibrio naturale evitando prodotti chimici e di combattere gli effetti dei cambiamenti climatici. Da una parte il clima dei ultimi 15 - 20 anni ha avuto un impatto positivo sulla maturazione del Nebbiolo – soprattutto nelle zone più alte e fresche - ma per fare vini eleganti, complessi e longevi questi periodi di grande caldo e siccità soprattutto in certe zone rappresentano una vera sfida.»
Kerin O'Keefe