Lamberto Frescobaldi

“Frescobaldi ed il vino dei detenuti”

07/02/2020 - 19:00
Teatro

Lamberto Frescobaldi, cinquantasei anni, da sei anni è presidente dell’omonima azienda che comprende 1.350 ettari di vigneto in Toscana più 41 in Friuli, una decina di fattorie e altrettante cantine, tre ristoranti, oltre 550 dipendenti e undici milioni di bottiglie di vini famosi come Massetto, Luce, Ornellaia, Mormoreto e Benefizio venduti in tutto il mondo.

Il nome è importante, la sua è una delle famiglie più prestigiose e antiche della Toscana e più in generale della storia italiana, se ne hanno tracce sin dall’anno 1000. Una famiglia di commercianti, banchieri e poi vignaioli, ma anche di artisti e intellettuali, come un antico Lamberto, poeta stilnovista, amico e coetaneo di Dante o il musicista Girolamo, Frescobaldi, uno dei maggiori compositori per clavicembalo del diciassettesimo secolo, fino al giornalista Dino, il maggiore dei sei fratelli di Vittorio, in forza per tanti anni al “Corriere della Sera.

Lui, Lamberto, anche se, unico della sua generazione, aveva studiato viticultura in America, in realtà voleva fare il carabiniere, non gli andava di seguire un percorso già prederminato, scelto dalle circostanze e della fortuna, voleva far di testa sua. Fu sua moglie Eleonora a convincerlo: “Ma sei scemo? – gli disse- L’unico tra fratelli e cugini che ha studiato agricoltura non vuole entrare in azienda?”».

Se gli si chiede qual è la cosa, tra le tante della sua attività, di cui va più fiero, senza esitazione risponde così: «Quello che abbiamo fatto alla Gorgona. Era sei anni fa, in pieno agosto, quando mi arriva una mail da parte della direttrice di quel carcere. Chiedeva se potevamo farci carico dell’ettaro di vigneto che si trova sull’isola insegnando ai detenuti coltivazione delle viti e vinificazione. Lì per lì rimasi incerto, l’idea un po’ mi spaventava, ma mia moglie mi spinse ad accettare. È così incominciata un’avventura che oserei definire felice. Un po’ alla volta abbiamo ampliato il vigneto affittando altri ettari di demanio, a rotazione assumiamo, con regolare stipendio da operai, diciotto detenuti, scelti dalla direttrice in base alla condotta, escludendo soltanto i 41 bis e i condannati per reati sessuali. Il risultato sono cinquemila bottiglie all’anno di un grande bianco che abbiamo chiamato “Gorgona”. Ovvio che l’iniziativa è in perdita, ma per me è passata “in vincita” il giorno in cui ho sentito un detenuto raccontare a un educatore che i suoi figli non dicevano più che il papà era in prigione ma che lavorava per un’azienda vitivinicola. Per me si tratta di restituire qualcosa del tanto che ho avuto. Un giorno poi mi è venuta la curiosità di chiedere alla direttrice perché avesse scelto proprio me, e lei mi ha risposto, quasi meravigliata, che non aveva affatto scelto me ma che tra il centinaio di destinatari della sua mail — le maggiori case vinicole d’Italia — io ero stato il solo a rispondere».

Ecco, proprio di questa esperienza, di questa sua particolare forma di resistenza etica, Lamberto Frescobaldi parlerà alla nostra Fondazione.

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