Mario Martone

Lectio magistralis dal titolo: "In viaggio tra cinema e teatro".

17/01/2019 - 19:00
Teatro

Mario Martone è un grande del teatro e del cinema italiano, un artista intellettuale che vive l’arte come domanda sul mondo e sull’esistenza.

Nato a Napoli, è in quella città che, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, iniziò a fare teatro; protagonista di quella che allora si chiamava e veniva vissuta come “avanguardia”. E’ stato tra i fondatori di Falso Movimento prima e di Teatri Uniti poi, due compagnie teatrali che hanno fatto la storia del teatro italiano.

Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo nel 1992 col suo primo lungometraggio, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia, “Morte di un matematico napoletano” interpretato da un favoloso Carlo Cecchi nei panni del matematico Renato Cacciopoli. Seguirà nel ’95 “L’amore molesto” con Anna Bonaiuto, in concorso a Cannes, ancora un film aspro, essenziale.

Parallelamente, Martone, non abbandona il teatro: dal 1999 al 2001 è stato direttore artistico del Teatro Argentina di Roma, dal 2003 del Teatro Stabile di Napoli e dal 2007 al 2017 direttore del Teatro Stabile di Torino, con il quale realizza grandi spettacoli come quello dedicato a Giacomo Leopardi sulle Operette Morali.

Dal 2010 a oggi dà vita ad un’ideale trilogia cinematografica che comincia con Noi credevamo, ispirato agli ardori del Risorgimento italiano, continua con Il giovane favoloso interpretato da uno straordinario Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi e si conclude ora con Capri Revolution, sua ultima fatica, presentato a Venezia nel 2018 e in distribuzione nelle sale da dicembre. Capri Revolution è la storia di un’utopia di inizio novecento, una comune, realmente esistita a Capri e molto simile alle comuni poi esplose negli anni ’60 e ’70 del 900. Mentre l'Europa si preparava al massacro della Prima Guerra Mondiale e il mondo era diviso in forze contrastanti, il film di Martone racconta di una giovane analfabeta (interpretata dalla bravissima Marianna Fontana) che alleva capre e trova la forza di volontà di ribellarsi proprio venendo a contatto con questa comune hippie ante litteram con una forte spinta filosofica ed esistenziale.

In tutta la trilogia i protagonisti sono giovani, sono ragazzi perché -come ha spiegato Martone stesso " volevo raccontare un'Italia che non è doma, che sente la spinta a interrogarsi, a cambiare il rapporto tra individualità e collettività”.

Da noi , in Fondazione, Martone racconterà del suo percorso artistico, ci parlerà di cinema e di teatro, ci parlerà di giovani e di utopie, di bellezza e del ruolo dell’intellettuale nella società. Lo farà con leggerezza, con quell’accento napoletano che fa subito simpatia e sa di musica, pizza e limoni. Lo farà con intelligenza e ironia, mostrandoci anche spezzoni dei suoi film.

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