Nando Pagnoncelli

"La penisola che non c'è"

25/01/2020 - 18:30
Teatro

Nando Pagnoncelli è uno dei massimi sondaggisti italiani. Ha dunque ben presente il sentimento del nostro paese e le sue evoluzioni, ma conosce anche perfettamente  gli effetti che il “mondo dei sondaggi” ha avuto sul formarsi della cosiddetta “opinione pubblica”. Sondaggi che in qualche modo non solo fotografano la realtà, ma finiscono anche per influenzarla, in una direzione piuttosto che in un’altra se usati in modo partigiano e distorto.  «Il sondaggio - scrive - dovrebbe rimanere uno strumento di conoscenza» e non diventare «un oracolo che orienta».

Proprio da queste riflessione parte il suo interessante ultimo libro, “La penisola che non c’è”, una sorta di ideale viaggio nel mondo dei sondaggi, strumento preziosissimo che, come uno specchio, dovrebbe riflettere l’immagine di una società e che invece, nel caso dell’Italia, ne svela inaspettatamente le mille incoerenze. Un esempio per tutti? Siamo convinti che un 26% dei residenti nel nostro paese siano immigrati (dato reale 9%), che il 20% di loro sia di religione islamica (3,7% secondo la Caritas, 2% secondo l’Istat) e che il 48% dei carcerati sia di nazionalità straniera (a fronte del 34% effettivo); percepiamo dunque una vera e propria invasione di extracomunitari musulmani dediti al crimine, tanto da considerare l’immigrazione il maggior flagello nazionale, ma interrogati su quali siano le emergenze da affrontare a livello locale, collochiamo il tema migratorio all’ultimo posto, ben dopo la tutela dell’ambiente. Perché i migranti con cui abbiamo a che fare sono il pizzaiolo sotto casa o la badante dei nostri genitori, persone che «conosciamo» e giudichiamo buone.

Il motivo di questo evidente «strabismo», afferma Pagnoncelli, è infatti la scarsa conoscenza della realtà che ci circonda, un’ignoranza che non è dovuta tanto alla bassa scolarizzazione quanto alla scelta, sempre più frequente, di basare le nostre informazioni sull’immediatezza emotiva, su un bisogno di aggiornamento quasi compulsivo ma superficiale, soddisfatto dalla televisione e da internet. È evidente che, in questo modo, diventiamo facili prede di fake news e notizie distorte, e rischiamo di perdere credibilità come popolo e come nazione. Per uscire da tale impasse, è necessario che ciascuno si assuma la responsabilità di approfondire, partecipare e discutere criticamente, spogliandosi dei panni dello spettatore rassegnato per riappropriarsi con fiducia del ruolo di cittadino a tutti gli effetti, membro attivo della comunità civile.

La conclusione di Pagnoncelli infatti è ottimista. La speranza per l’autore risiede nei giovani che proprio adesso si affacciano alla vita pubblica, nella loro consapevolezza dei problemi. E se lo dice un osservatore che da oltre trent’anni interroga con rigore la società italiana, c’è probabilmente da credergli.

Nando Pagnoncelli è presidente di Ipsos, società leader in Italia nel settore delle ricerche demoscopiche. Insegna “Analisi della pubblica opinione” presso la Facoltà di Scienze Politiche e sociali dell’Università Cattolica di Milano. È Consigliere di amministrazione del gruppo editoriale Sesaab e di ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) e membro del Consiglio Direttivo di Touring Club Italiano e del Comitato Scientifico di Confindustria e della Fondazione Symbola nonché del Comitato Editoriale del web magazine Inpiù. Collabora con Giovanni Floris al programma Di Martedì e cura la rubrica settimanale Scenari del Corriere della Sera. È autore di saggi su argomenti di attualità sociale. Nel 2019 ha pubblicato con Mondadori “La Penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani”.

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