Nicola Piovani

"Le note della luna"

13/03/2020 - 19:00
Teatro

Compositore, pianista e direttore d’orchestra, Nicola Piovani ha vinto numerosi premi: David di Donatello, Nastro d’Argento, Ciak d’oro, Golden Globe e, nel 1999, il premio Oscar con la colonna sonora de “La vita è bella” di Roberto Benigni. La musica lo ha accompagnato fin da bambino, figlio di un maestro di banda, ha iniziato a suonare la fisarmonica quasi per gioco a 3 anni per poi passare al pianoforte: “Ho cominciato a guadagnarmi da vivere lavorando al piano-bar, suonando ai matrimoni, ai funerali, in chiesa. Ho fatto tutta la gavetta”, ha dichiarato in un’intervista, ma poi si è diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Ha firmato la musica di due album di Fabrizio De André che sono rimasti nella storia: Non al denaro non all’amore né al cielo, e Storia di un impiegato. Per Rizzoli ha pubblicato l’autobiografia La musica è pericolosa: un’espressione coniata da Federico Fellini impaurito dalla musica perché «essa non ha concetti, non racconta nulla di preciso, eppure mi emoziona nel profondo». L’ultima sua partitura per il cinema è quella del film Il traditore di Marco Bellocchio. La carriera di Piovani ha sempre viaggiato sulla cresta dell’onda, tra musica, cinema, teatro e poesia. Dopo aver musicato oltre 190 film, si è dedicato maggiormente al Teatro, stabilendo un vero sodalizio con Vincenzo Cerami col quale, alla fine degli anni ’80, ha fondato la Compagnia della Luna con l’obiettivo di diffondere in Italia il Teatro Musicale, genere poco praticato. Insieme i due ideano e portano in scena "La cantata del fiore" (1988), "La cantata del buffo" (1990), "Il Signor Novecento" (1992), "Canti di scena" (1993), "Romanzo musicale" (1998), e "La pietà", uno stabat mater concertante per un attore, due cantanti e 23 solisti dell'Orchestra Ara Coeli, prodotto in collaborazione con il Teatro Mancinelli di Orvieto, con il quale è stato prodotto anche il "Concerto fotogramma". Quest'ultimo, che inizialmente potrebbe sembrare un semplice concerto di musica da film, è in realtà una forma di spettacolo minimale in cui una serie di fotogrammi proiettati su uno schermo retrostante alludono ad ogni opera cinematografica commentata dalla musica, capovolgendo l'usuale "sottomissione" della materia musicale al suo referente filmico.

«Il Teatro, secondo me, è il linguaggio principe del futuro. Non lo dico in senso provocatorio, tutt’altro. La comunicazione teatrale, con artisti in carne e ossa che recitano, suonano, cantano, ballano per un pubblico in carne e ossa, ha più di due millenni alle spalle nella nostra civiltà. E credo che proprio il moltiplicarsi dei mezzi di riproduzione musicale con velocità esponenziale; proprio la possibilità di riprodurre musica dovunque, in qualsiasi momento, con perfezione tecnologica; proprio le possibilità di raggiungere di questi ascolti senza sforzo, rendono e renderanno sempre più preziosa un’esecuzione di musica dal vivo. Fra qualche secolo, mi immagino, i nostri CD, DVD, Blue Ray, Ipod… saranno nella soffitta del modernariato o dell’antiquariato. Ma ci sarà, ne sono sicuro, qualcuno che suonerà o canterà in un teatro, davanti a un pubblico in carne e ossa. Mi piace, comunque, la musica che si ascolta senza il telecomando in mano». 

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