Stefano Mancuso

"Il pianeta verde"

15/02/2020 - 18:30
Teatro

Qual è la comunità vivente più evoluta? Stefano Mancuso non ha dubbi: è la Nazione delle piante. Neurobiologo vegetale, inserito nel 2013 dal New Yorker nella classifica dei "world changers", le persone che cambieranno il mondo, ha scritto la Costituzione del mondo vegetale (nel 2005), facendosene in qualche modo portavoce. "La Nazione delle piante si autogoverna da milioni di anni ed è molto più raffinata della nostra, così recente e rozza". Mancuso non solo ha dimostrato che le piante sono intelligenti, ma nel suo ultimo libro si spinge persino oltre ed afferma che il futuro non appartiene agli animali, ma alle piante. “Se potessimo pesare la vita sulla terra -ci dice- ci accorgeremmo che tutti gli esseri animali (dall’uomo agli insetti ai pesci) rappresentano lo 0,3%, un’inezia assoluta, mentre le piante rappresentano l’85%. La vita sulla terra non è la nostra, è soprattutto quella delle piante, ma noi queste piante non le vediamo, perché siamo abituati a vedere solo ciò che è simile a noi”

E poi, Mancuso, ci racconta che le piante non dimenticano. La sensitiva (Mimosa pudica), ad esempio, chiude le foglioline quando si sente minacciata. Se viene ripetutamente sottoposta allo stesso stimolo, però, ad un certo punto capisce che non c’è nulla da temere e non lo fa più. A distanza di un mese, sottoponendola di nuovo a quello stimolo, non chiuderà le foglie. Quindi è in grado di ricordare. Mancuso, inoltre, è convinto che le piante possano vedere: questo spiegherebbe perché la boquilla (Boquilla trifoliata) riesca a mimetizzarsi imitando colore, forma e dimensioni delle foglie della pianta più vicina, proprio come farebbe un camaleonte. Inoltre le piante sono in grado di percepire alcune frequenze, soprattutto quelle basse e dagli esperimenti fatti in laboratorio ci si accorge che le radici delle piante cominciano a crescere proprio dall’origine dei suoni bassi. E così sentono il suono dell’acqua e verso quella tendono.

Le piante sono poi in grado di difendersi. Il pomodoro, ad esempio, ha un sistema raffinatissimo per difendersi dai bruchi, oltre la sua soglia di sopravvivenza: produce una sostanza neuroattiva che i bruchi mangiano e che li trasforma in cannibali, spingendoli a mangiarsi tra di loro.

Insomma, le piante sono in grado di fare molto di più di quello che pensiamo. E qualunque cosa, la fanno con tutto il corpo, la loro intelligenza non è concentrata su un singolo organo, come nel caso degli animali, ma sparsa per tutto il loro corpo: per questo se ne può rimuovere fino al 90 per cento senza ucciderle. Un modello gerarchico come quello animale, al contrario, “è debole: basta rimuovere il capo o qualunque organo fondamentale perché l’intero modello crolli”. Oltre che fragile, Mancuso ritiene che nelle società civili un modello simile sia estremamente pericoloso.

Al contrario, la pianta è una rete dove tutte le funzioni sono distribuite senza che ci sia un centro di comando, le piante sono naturalmente democratiche e non gerarchiche. Se ci pensiamo, internet funziona così. Ed è così che dovrebbe essere il nostro futuro, se vogliamo che sia migliore. “L’anidride carbonica continua ad aumentare, paradossalmente soprattutto dopo gli accordi che i paesi stipulano per ridurla”, fa notare Stefano Mancuso. “Ciò che serve è una risposta di rete, ognuno di noi deve limitare la produzione di anidride carbonica. Ogni nostro gesto quotidiano, dunque, è importante e deve diventare una scelta consapevole”. 

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