Umberto Galimberti

"L'uomo nell'età della tecnica"

30/11/2019 - 18:30
Teatro

Umberto Galimberti è filosofo, sociologo, psicanalista e accademico italiano. È noto al grande pubblico per i suoi articoli su Repubblica e per la rubrica che tiene ogni settimana sull’inserto del sabato, dedicata alla ricerca del senso.

Laureato con il grande Emanuele Severino all’università Cattolica di Milano, la sua ricerca filosofica non si è mai fermata e si è innestata, appunto, sugli studi di psicanalisi, di psichiatria e di sociologia. Al centro della sua attenzione l’uomo e il suo rapporto di armonia o antagonismo con la natura.

Alla nostra Fondazione il professore proporrà una lezione sul tema che più gli sta a cuore e che è fondante di tutta la sua riflessione degli ultimi anni: il rapporto tra uomo e tecnica. Una riflessione che tocca tutti noi da vicino, anche quando non ci pensiamo filosoficamente, in un’epoca storica nella quale tutta la nostra vita è intrisa di tecnologia sempre più sofisticata alla quale ci “affidiamo” quasi fideisticamente senza comprenderla fino in fondo, tantomeno senza davvero dominarla.

“L’uomo, nell’età della tecnica, ha una capacità di fare, ormai enormemente superiore alla sua capacità di prevedere gli effetti del suo fare, Questo dislivello tra l’uomo e il mondo artificiale prodotto dalla tecnica crea quell’ansia, che non nasce tanto dal “ritmo della vita moderna”, ma dalla complessità della cultura oggettivata incorporata dalla tecnica in rapporto all'insufficienza della cultura soggettiva del singolo uomo incapace di dominarla e quindi di starle al passo.

Nata sotto il segno dell'anticipazione, di cui Prometeo (il cui nome significa. “colui che pensa in anticipo”) ne è il simbolo, l’ininterrotto e incontrollato sviluppo della tecnica finisce col sottrarre all'uomo ogni possibilità anticipatrice, e con essa quella responsabilità e padronanza che deriva dalla capacità di prevedere.

I Greci avevano incatenato Prometeo che aveva donato la tecnica agli uomini, affinché questa non oltrepassasse i limiti della natura. Oggi, come scrive Hans Jonas: “Il Prometeo irresistibilmente scatenato, al quale la scienza conferisce forze senza precedenti e l’economia imprime un impulso incessante, esige un etica che mediante auto-restrizioni impedisca alla sua potenza di diventare un sventura per l’uomo”.

 E quale può essere questa sventura? Ce lo dice a chiare lettere Günter Anders là dove scrive: “La tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: che cosa possiamo fare noi con la tecnica, ma: che cosa la tecnica può fare di noi”.

 

Ho letto e accetto l'Informativa sulla Privacy